
La sicurezza di una biopiscina non si misura dall’assenza di cloro, ma dalla presenza di un ecosistema vivo e funzionante.
- Un’acqua perfettamente sterile non è l’obiettivo; un’acqua biologicamente equilibrata lo è.
- La vera verifica non è solo visiva, ma sensoriale: si basa sull’osservazione di specifici indicatori biologici (insetti, piante, biofilm).
Raccomandazione: Impara a decodificare questi segnali naturali. Ti trasformerai da genitore ansioso a « tecnico della sicurezza » sul campo, capace di valutare l’ambiente con competenza e serenità.
La scena è familiare: arrivate in un meraviglioso agriturismo, i bambini non vedono l’ora di tuffarsi nella piscina naturale. Ma il vostro occhio da genitore nota qualcosa. L’acqua non ha l’azzurro artificiale del cloro, forse sembra leggermente ambrata. C’è una libellula che danza sulla superficie. Sulle pareti si intravede una patina sottile. E la domanda sorge spontanea: è pulita? È sicura? Tutti ripetono il mantra « niente cloro, è più sano », ma questo non basta a placare l’istinto di protezione.
Questa ansia è comprensibile, ma si basa su un presupposto errato, forgiato da decenni di piscine tradizionali: l’idea che « pulito » equivalga a « sterile ». In una biopiscina, o piscina naturale, i parametri sono completamente diversi. La qualità dell’acqua non è garantita da un’aggressione chimica, ma da un delicato e potente equilibrio biologico. Il problema è che nessuno vi ha mai dato gli strumenti per leggere e interpretare questo equilibrio. L’obiettivo di questo articolo non è semplicemente rassicurarvi, ma fornirvi una competenza. Vi trasformeremo in un tecnico della sicurezza idrica sul campo, dotato di una checklist non solo visiva, ma sensoriale, per decodificare l’ambiente della piscina e distinguere un ecosistema sano e vitale da una situazione che richiede attenzione.
Attraverso un’analisi punto per punto, imparerete a interpretare i segnali che la natura stessa vi offre, dalla funzione delle piante al comportamento degli animali, fino alla valutazione delle strutture rustiche circostanti. Scoprirete come la vera sicurezza risieda nella comprensione dell’ecosistema e non nella sua eliminazione.
Sommario: La tua guida completa alla sicurezza in biopiscina
- Perché la fitodepurazione è più sana del cloro per la pelle sensibile?
- Piscina riscaldata o naturale: quale scegliere per fare il bagno a ottobre?
- L’errore di sottovalutare la profondità nelle piscine a sfioro rustiche
- Cosa fare se gli altri ospiti non rispettano il silenzio in piscina?
- Quando avviene la clorazione shock e perché è vietato il bagno notturno?
- Come funziona la fitodepurazione delle acque reflue in un lodge isolato?
- Perché i recinti elettrificati per gli animali non sono un pericolo se spiegati bene ai bambini?
- Come valutare la sicurezza di un parco giochi rustico fatto con tronchi e corde?
Perché la fitodepurazione è più sana del cloro per la pelle sensibile?
La risposta fondamentale risiede nel meccanismo d’azione. Il cloro è un agente ossidante aggressivo: uccide i batteri ma, allo stesso tempo, attacca la barriera lipidica della pelle e delle mucose, causando secchezza, irritazioni e arrossamenti, specialmente nei bambini con pelle atopica o sensibile. La fitodepurazione, invece, è un processo biologico complesso e gentile. Non uccide indiscriminatamente, ma « digerisce » le sostanze organiche e i patogeni. Le radici delle piante, i substrati ghiaiosi e il biofilm che si forma su di essi creano un gigantesco filtro vivo che ospita miliardi di microrganismi benefici. Questi competono con i batteri patogeni per le risorse, li predano e li neutralizzano in un processo naturale.
L’efficacia di questo sistema non è un’opinione, ma un dato scientifico. Studi specifici dimostrano come una biopiscina ben progettata raggiunga un’elevata qualità dell’acqua. Infatti, secondo uno studio dell’Università di Siena, si osserva un’eliminazione di oltre il 90% dei batteri nelle prime 4-5 ore, arrivando alla quasi totalità entro 24 ore. Questo significa che l’acqua non è sterile, ma è igienicamente sicura secondo standard di balneabilità, senza gli effetti collaterali dei disinfettanti chimici. Il risultato è un’acqua che non brucia gli occhi, non secca la pelle e non rilascia odori sgradevoli, rendendo il bagno un’esperienza totalmente immersiva e salutare.
Un indicatore chiave di questo equilibrio è il biofilm, quella sottile pellicola che si forma sulle superfici. Imparare a riconoscerlo è fondamentale:
- Biofilm sano: È una pellicola sottile, traslucida e leggermente scivolosa al tatto. Non intorbida l’acqua se sfiorato e ha un odore neutro, di « lago pulito ».
- Alghe problematiche: Si presentano come filamenti verdi lunghi e fluttuanti o come una massa verde e opaca che colora l’acqua. Indicano uno squilibrio di nutrienti.
Studio di caso: La conversione da cloro a natura per la salute della pelle
Una famiglia ha deciso di convertire la propria piscina tradizionale, ormai in disuso per gli alti costi e i problemi di irritazione cutanea dei figli, in una biopiscina. Dopo la trasformazione, l’eliminazione del cloro è stata totale. I proprietari hanno riscontrato un cambiamento radicale: « inizia a dare fastidio entrare in una piscina tradizionale che presenta l’odore cattivo del cloro che infastidisce anche la pelle ». La comparsa di rane e libellule è diventata per loro non un fastidio, ma il sigillo di garanzia della purezza e della vitalità dell’acqua, confermando la ritrovata salute dell’ambiente acquatico.
Piscina riscaldata o naturale: quale scegliere per fare il bagno a ottobre?
Quando l’estate svanisce e arriva l’autunno, la scelta tra una piscina naturale e una tradizionale riscaldata diventa emblematica di due filosofie opposte. La piscina riscaldata offre il comfort prevedibile di una temperatura costante, tipicamente intorno ai 26-28°C, ma a un costo significativo. Non solo il dispendio energetico è elevato, ma l’acqua calda favorisce la proliferazione batterica e algale, richiedendo dosi di cloro ancora maggiori rispetto all’estate. Questo espone i bagnanti a una concentrazione superiore di vapori chimici in un’aria spesso più ferma e umida.
La piscina naturale in ottobre, invece, offre un’esperienza completamente diversa. L’acqua, con temperature che possono variare tra i 12 e i 18°C, diventa tonificante e rinvigorente. Questo « shock » termico controllato è un toccasana per la circolazione sanguigna e un potente stimolo per il sistema immunitario. Dal punto di vista igienico, l’acqua più fredda è un’alleata: rallenta drasticamente il metabolismo di alghe e batteri, rendendo l’equilibrio biologico ancora più stabile e l’acqua eccezionalmente limpida. Le piante acquatiche, pur apparendo in dormienza, continuano a svolgere la loro funzione depurativa attraverso l’apparato radicale e il biofilm associato, garantendo una filtrazione costante con un consumo energetico minimo, limitato a pompe a basso wattaggio.
Scegliere una biopiscina in autunno significa abbracciare un approccio più olistico al benessere, preferendo i benefici di una sferzata di energia naturale al comfort passivo dell’acqua calda, ed evitando al contempo un’inutile esposizione chimica.
Questa tabella riassume le differenze chiave per una scelta consapevole, basata sui dati di un’analisi comparativa recente.
| Caratteristica | Piscina Naturale | Piscina Riscaldata |
|---|---|---|
| Temperatura ottobre | 12-18°C | 26-28°C |
| Crescita alghe | Rallentata naturalmente | Richiede più cloro |
| Attività piante | Dormienza apparente ma filtrazione attiva | Non applicabile |
| Costi energetici | Minimi (solo pompe basso consumo) | Elevati per riscaldamento |
| Qualità aria | Naturale, senza vapori chimici | Presenza vapori di cloro |
| Benefici salute | Stimola circolazione e sistema immunitario | Comfort termico ma esposizione chimica |
L’errore di sottovalutare la profondità nelle piscine a sfioro rustiche
Le piscine naturali a sfioro, con i loro bordi che si fondono con l’orizzonte, sono esteticamente magnifiche. Tuttavia, questo design può creare un’insidiosa illusione ottica, particolarmente pericolosa per i bambini o per chi non sa nuotare bene. L’errore più comune è giudicare la profondità basandosi esclusivamente sulla trasparenza dell’acqua. Un’acqua cristallina può far sembrare il fondo molto più vicino di quanto non sia in realtà, un fenomeno noto come rifrazione. A causa della deviazione della luce passando dall’acqua all’aria, gli oggetti sommersi appaiono circa il 25% più vicini. Un punto che sembra profondo un metro potrebbe in realtà essere a 1,30 metri.

A questo si aggiunge la caratteristica del bordo a sfioro stesso, che spesso nasconde una profondità aggiuntiva. Il livello dell’acqua arriva fino al bordo, ma il canale di raccolta sottostante può abbassare il pavimento effettivo di altri 20-30 cm rispetto a dove ci si aspetterebbe che iniziasse. Come mostra l’immagine, la complessità di un corpo d’acqua naturale include variazioni di temperatura e densità che possono ulteriormente alterare la percezione visiva. Pertanto, è fondamentale non fidarsi mai della prima impressione visiva. Insegnare ai bambini a non tuffarsi mai in un’area non verificata è una regola d’oro, che vale doppio in questi contesti.
Ecco una guida pratica per diventare un « tecnico » della misurazione della profondità:
- Usa un riferimento: Se disponibile, immergi verticalmente un bastone lungo, un’asta per la pulizia o persino un braccio per avere una misura tattile e inconfutabile della profondità reale prima di entrare.
- Osserva le piante: Le piante sono indicatori di profondità. Le specie palustri (come giunchi e iris) crescono dove l’acqua è bassa (10-30 cm). Le ninfee, invece, indicano zone più profonde, solitamente tra 50 e 80 cm.
- Valuta il colore: Anche in un’acqua limpida, il colore fornisce indizi. Tonalità più chiare e verdognole indicano acque basse, mentre un blu intenso e scuro segnala una profondità maggiore.
- Verifica con i piedi: Insegna ai bambini a entrare in acqua lentamente, usando la scaletta, e a muoversi con cautela, testando il fondo passo dopo passo, senza mai correre o saltare verso zone inesplorate.
Cosa fare se gli altri ospiti non rispettano il silenzio in piscina?
Una piscina naturale non è solo una vasca d’acqua; è un piccolo ecosistema vivo, un’oasi di tranquillità dove il suono della natura dovrebbe prevalere. Il rispetto del silenzio non è solo una questione di etichetta o di relax, ma un modo per onorare e preservare l’equilibrio biologico. Il rumore eccessivo, le urla e gli schiamazzi possono disturbare la fauna selvatica che è, di fatto, il primo indicatore biologico della qualità dell’acqua.
La presenza di rane, tritoni e il volo delle libellule non sono elementi accessori, ma la prova vivente che l’ambiente è sano e privo di inquinanti. Come sottolinea un proprietario entusiasta della sua biopiscina, questo aspetto è parte integrante dell’esperienza:
Un aspetto che ci piace particolarmente è il fatto che è sempre aperta; questo la rende fruibile anche in inverno, inoltre con tutte le piante del filtro sembra più un lago che una piscina. La biodiversità è uno degli aspetti più positivi, nella zona di filtrazione abitano delle rane e vedere le libellule volare sopra l’acqua mentre si fa il bagno è uno spettacolo.
– Proprietario di biopiscina convertita, Il Biolago Italiano – Testimonianza trasformazione
Affrontare ospiti rumorosi può essere imbarazzante. L’approccio migliore non è la critica, ma l’educazione gentile. Trasformare il momento in un’opportunità di condivisione può essere sorprendentemente efficace. Anziché chiedere di « fare silenzio », si può invitare a « osservare il silenzio » e i suoi abitanti.
Ecco alcune frasi modello da usare, con un approccio costruttivo e non conflittuale:
- Approccio educativo: « È incredibile, vero? Questa è una biopiscina. Ci hanno spiegato che le libellule e le rane sono il segno che l’acqua è purissima. Proviamo a non spaventarle. »
- Focus sui bambini: « I miei figli stanno cercando di vedere da vicino le larve di libellula. Se facciamo un po’ più piano, forse riusciamo a non farle scappare. »
- Riferimento alla natura: « Il bello di questo posto è proprio il suono della natura. È così raro poter sentire il frinire dei grilli invece del rumore del traffico, godiamocelo. »
- Coinvolgimento positivo: « Avete notato quanti tipi di piante ci sono nella zona di filtro? Ognuna ha un ruolo. È un vero spettacolo se ci si ferma ad ascoltare. »
Quando avviene la clorazione shock e perché è vietato il bagno notturno?
Questa è una delle domande che più generano ansia nei genitori abituati alle piscine tradizionali. La risposta, nel contesto di una vera biopiscina, è semplice e rassicurante: la « clorazione shock » non avviene. Mai. L’uso di cloro o di altri disinfettanti chimici aggressivi distruggerebbe il biofilm e i microrganismi benefici, annientando l’intero sistema di fitodepurazione e compromettendo l’equilibrio per settimane. Se un gestore vi parla di « clorazione di emergenza », state allertati: potrebbe non trattarsi di una biopiscina al 100% ma di un sistema ibrido o mal gestito.
Ma allora, perché spesso vige il divieto di balneazione notturna? La ragione non è chimica, ma biologica. La notte è il momento di massima attività per gran parte della fauna che popola e contribuisce all’equilibrio della piscina. Come spiega chi vive quotidianamente una biopiscina, il divieto serve a proteggere l’ecosistema, non i bagnanti da presunti trattamenti.
Una biopiscina ospita « animali come rane, tritoni, libellule, natrix o orbettini che arrivano a popolare lo specchio d’acqua in modo del tutto spontaneo ». Il proprietario spiega che questi animali sono più attivi di notte e il divieto di balneazione notturna serve a non disturbare la fauna che contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema, non per trattamenti chimici.
– Esperienza diretta, Bosco di Ogigia
Il divieto di bagno notturno diventa quindi un altro indicatore di autenticità: testimonia il rispetto del gestore per l’ecosistema che ha creato. Per un genitore, imparare a porre le domande giuste al gestore è lo strumento di verifica più potente. Trasformatevi in un auditor della qualità e usate questa checklist per valutare la competenza e la trasparenza della struttura.
Piano d’azione: I 7 punti da verificare con il gestore
- Sistemi di supporto: Chiedete: « Utilizzate lampade UV o altri sistemi oltre alla fitodepurazione naturale? ». Una vera biopiscina si basa principalmente su piante e substrati.
- Analisi esterne: Domandate: « Con quale frequenza fate analizzare l’acqua da un laboratorio esterno e posso vedere gli ultimi risultati? ». La trasparenza è un ottimo segno.
- Conoscenza botanica: Informatevi: « Quali tipi di piante specifiche utilizzate nella zona di rigenerazione? ». Un gestore competente saprà nominarvi Phragmites, Typha, Iris e spiegare la loro funzione.
- Gestione delle emergenze: Chiedete a bruciapelo: « Avete mai dovuto usare cloro o altri prodotti chimici? Se sì, in quali circostanze? ». La risposta (e l’eventuale imbarazzo) sarà molto eloquente.
- Efficienza energetica: « Qual è il consumo elettrico mensile delle pompe? ». Le biopiscine utilizzano pompe a bassissimo consumo che funzionano 24/7, a differenza delle pompe potenti e intermittenti delle piscine tradizionali.
- Gestione del carico: « Come gestite i picchi di bagnanti in alta stagione? ». Una risposta corretta riguarderà l’aumento della circolazione dell’acqua o la gestione dei flussi, non l’aggiunta di prodotti.
- Accesso alle aree tecniche: Proponete: « Sarebbe possibile dare un’occhiata alla zona di fitodepurazione e al locale tecnico? ». L’orgoglio e la disponibilità a mostrare il « motore » del sistema sono un eccellente indicatore di qualità.
Come funziona la fitodepurazione delle acque reflue in un lodge isolato?
In un contesto rurale, soprattutto in strutture isolate come eco-lodge o agriturismi, è facile che un genitore si ponga una domanda preoccupante: la fitodepurazione della piscina e quella delle acque reflue (scarichi di bagni e cucine) sono la stessa cosa? C’è il rischio che si mescolino? La risposta è un categorico no. Si tratta di due sistemi completamente separati, sigillati e progettati per scopi diversi, che condividono solo il principio biologico di funzionamento.
Il sistema di fitodepurazione delle acque reflue è un vero e proprio impianto di trattamento progettato per gestire un carico organico e batterico molto elevato. L’efficienza di questi sistemi è notevole e certificata: dati ufficiali mostrano una rimozione superiore al 99% di coliformi totali e fecali e fino al 90% di inquinanti come azoto e fosforo. L’acqua che esce da questo processo è pulita, inodore e può essere legalmente dispersa nel terreno o usata per l’irrigazione di piante ornamentali. Non torna mai, in nessun caso, nel circuito della piscina.
La biopiscina, invece, è un circuito chiuso. L’acqua della zona di balneazione viene fatta circolare attraverso la zona di rigenerazione (quella con le piante) e poi ritorna, depurata, nella zona di balneazione. Non c’è alcun apporto dall’esterno se non per reintegrare l’acqua evaporata. I due sistemi, pur potendo coesistere a poche decine di metri di distanza, sono idraulicamente isolati come se si trovassero in due continenti diversi.
La seguente tabella chiarisce in modo inequivocabile le differenze strutturali e funzionali tra i due impianti.
| Aspetto | Sistema Piscina | Sistema Acque Reflue |
|---|---|---|
| Separazione | Totalmente isolato (circuito chiuso) | Completamente separato dall’abitazione e dalla piscina |
| Tipo di acqua trattata | Acqua di balneazione (basso carico organico) | Scarichi di bagni e cucine (alto carico organico) |
| Destinazione finale | Ritorno nella zona di balneazione | Irrigazione di aree non alimentari o dispersione nel suolo |
| Livello depurazione | Acqua cristallina e balneabile | Acqua pulita ma non potabile né balneabile |
| Piante utilizzate | Prevalentemente estetiche e ossigenanti (Ninfee, Elodea) | Specie altamente depurative (Phragmites, Iris pseudacorus) |
Perché i recinti elettrificati per gli animali non sono un pericolo se spiegati bene ai bambini?
Il recinto elettrificato è un elemento comune e fondamentale nella gestione degli animali in campagna. Visto con gli occhi di un genitore, può apparire come un pericolo spaventoso. Tuttavia, la sua pericolosità è quasi sempre sovrastimata, mentre il suo valore educativo è ampiamente sottovalutato. Spiegato correttamente, un recinto elettrico diventa una straordinaria lezione pratica sul rispetto, sui limiti e sulla comunicazione tra uomo e animale.
La chiave è demistificare l’oggetto, trasformando la paura in curiosità e comprensione. Il « pericolo » di un recinto per animali non è paragonabile a quello della corrente domestica. L’impulso elettrico è ad altissimo voltaggio ma a bassissimo amperaggio, ed è intermittente (un impulso al secondo circa). La sensazione è quella di una puntura secca e sgradevole, non di una scossa continua. È progettato per essere un avvertimento memorabile per un animale con una pelle spessa, non per ferire un essere umano. Spiegare questo concetto a un bambino in modo sicuro è possibile e altamente formativo.

Una delle attività educative più efficaci è il « test del filo d’erba ». Permette al bambino di percepire l’energia del recinto in modo indiretto e totalmente sicuro, trasformando un divieto astratto in un’esperienza concreta.
- Spiegazione iniziale: Inizia spiegando che il recinto non fa male, ma « pizzica » per « parlare » con gli animali e dire loro di non avvicinarsi troppo alla strada.
- Raccogli lo strumento: Trova un filo d’erba lungo e verde (l’umidità è un buon conduttore).
- Il test: Tenendo il filo d’erba per un’estremità, avvicina lentamente l’altra estremità al filo del recinto.
- La percezione: Il bambino, che tiene la tua mano o il filo d’erba più indietro, sentirà un leggerissimo « tic » o una vibrazione trasmessa attraverso l’erba a ogni impulso del recinto.
- La lezione: Spiega che quella piccola sensazione è il « linguaggio » del recinto. Gli animali, che sono molto più sensibili, lo capiscono subito e imparano a rispettare il limite.
Punti chiave da ricordare
- La vera sicurezza di una biopiscina si valuta osservando gli indicatori biologici (insetti, biofilm sano), non la semplice trasparenza dell’acqua.
- Una checklist sensoriale (vista, tatto, olfatto) è lo strumento più potente per un genitore per distinguere un ecosistema sano da uno squilibrato.
- Le strutture rustiche (parchi giochi, recinti) non vanno temute, ma valutate con un occhio tecnico, distinguendo il « rustico sicuro » dal « fatiscente pericoloso ».
Come valutare la sicurezza di un parco giochi rustico fatto con tronchi e corde?
Dopo aver verificato la piscina, lo sguardo del genitore-tecnico si sposta inevitabilmente sull’area giochi. Strutture in legno, corde, altalene fatte di pneumatici: l’estetica è affascinante, ma la sicurezza? Anche qui, l’approccio non deve essere di rifiuto (« sembra vecchio, non ci andare »), ma di valutazione attiva. Bisogna imparare a distinguere tra « rustico sicuro« , ovvero ben progettato e manutenuto, e « fatiscente pericoloso ». Un design naturale, come sottolineano gli esperti del settore, « si integra perfettamente con l’ambiente circostante » ma deve sempre mantenere standard di sicurezza moderni.
I segnali di un’area giochi « rustica sicura » sono chiari a un occhio allenato: il legno non presenta marciume o funghi alla base dei pali, le corde sono di tipo nautico, non sfilacciate e con nodi professionali, e tutti i bulloni sono ben stretti, magari protetti da cappucci di sicurezza. Al contrario, il « fatiscente » si riconosce da assi che si piegano sotto un peso minimo, scricchiolii sospetti e instabilità strutturale. Per passare dalla teoria alla pratica, potete adottare la « Checklist Sensoriale del Genitore Responsabile », un test in 3 punti che sfrutta i vostri sensi e il vostro peso per un audit rapido ed efficace.
Checklist Sensoriale del Genitore Responsabile
1. La Prova del TOCCO: Passate la mano su tutte le superfici in legno e corda accessibili. Cercate metodicamente schegge, parti friabili, chiodi o viti sporgenti. Il legno deve sentirsi solido e liscio, o al massimo leggermente ruvido. Non deve mai essere tagliente o sbriciolarsi al tatto.
2. La Prova del CARICO: Questa è la più importante. Prima di far salire i bambini, applicate il vostro peso da adulto su ogni elemento: sedetevi sull’altalena, salite un gradino della scala di corda, spingete con forza i montanti. Una struttura che regge senza problemi un adulto di 80 kg è intrinsecamente sicura per un gruppo di bambini. Prestate attenzione a scricchiolii o flessioni eccessive.
3. La Prova della DISTANZA: Valutate l’area di caduta. Sotto ogni struttura da cui un bambino potrebbe cadere (più alta di 60 cm), deve esserci una superficie ammortizzante adeguata. Non deve trattarsi di cemento o terra battuta. Cercate erba spessa, sabbia, ghiaia fine o, idealmente, uno strato di almeno 10-15 cm di corteccia o cippato. Controllate che non ci siano rocce, radici sporgenti o altri ostacoli nell’area di caduta potenziale.
Domande frequenti sul tema: Come verificare la pulizia di una piscina naturale prima di tuffarsi con i bambini?
Le piante continuano a depurare in autunno?
Sì, assolutamente. Anche se la parte aerea delle piante acquatiche può apparire meno rigogliosa o andare in riposo vegetativo, il cuore del sistema di fitodepurazione è l’apparato radicale e la vasta colonia di microrganismi che vive sui substrati (ghiaia, sabbia). Questa comunità biologica rimane pienamente attiva anche a temperature più basse, continuando a garantire la depurazione dell’acqua. La filtrazione non si ferma con la fine dell’estate.
È sicuro fare il bagno con l’acqua più fredda?
Sì, e per certi versi è anche un vantaggio per l’igiene. L’acqua più fresca tipica del mese di ottobre rallenta naturalmente il metabolismo e la capacità di riproduzione della maggior parte dei batteri e delle alghe. Questo rende l’equilibrio biologico della biopiscina ancora più stabile e l’acqua spesso più limpida. Dal punto di vista della salute, un bagno breve in acqua fredda è tonificante e stimola il sistema immunitario.
Serve una copertura invernale per una biopiscina?
No, a differenza delle piscine tradizionali, una biopiscina non necessita di una copertura invernale. È un ecosistema progettato per essere vivo e funzionante tutto l’anno. Può persino gelare in superficie durante l’inverno senza che questo danneggi l’equilibrio biologico sottostante o le strutture. L’assenza di copertura la rende un elemento paesaggistico gradevole anche nella stagione fredda.